Esce un nuovo dispositivo. Poche settimane dopo, il produttore ammette che il dispositivo ha un guasto. Migliaia di persone hanno usato un modello collaudato per anni, perciò puoi sapere quali guasti sono emersi e quali sono stati risolti dai produttori. Un dispositivo appena uscito non ha una storia d’uso simile. Potresti spendere meno per acquistare il modello collaudato, ma possederlo per anni potrebbe comunque costarti più che possedere un dispositivo nuovo.
La storia d’uso del modello non sostituisce un controllo sull’esemplare che acquisti. Su refurbed, un dispositivo ricondizionato è stato testato di nuovo da un professionista, pulito e rimesso in condizioni d’uso. Puoi proteggerti da un difetto emerso poco dopo il lancio solo se quel difetto è stato risolto nell’esemplare che acquisti oppure se un professionista può individuarlo con un test che l’esemplare ha superato. La dicitura «testato», da sola, non prova nulla su un guasto per cui non è stato fatto alcun controllo. Se acquisti il modello collaudato al posto di un dispositivo nuovo e lo usi per anni, risparmi le risorse necessarie per produrre un dispositivo nuovo e riduci le emissioni di carbonio.
Dodici casi documentati mostrano come si verificano i guasti emersi poco dopo il lancio, quanto costano in termini di materiali, emissioni di carbonio e denaro e quali controlli contano prima dell’acquisto.
I guasti dei primi esemplari hanno cause diverse: non sono tutti il segno di un progetto sviluppato in fretta. Una fascetta di plastica si crepa, un condensatore viene montato al contrario, un sistema di raffreddamento o un connettore di alimentazione si surriscalda. In altri casi, un lotto di schede grafiche arriva sul mercato con meno unità di rendering del previsto oppure un lettore di schede smette di funzionare. I dodici casi documentati comprendono tutte queste situazioni. Tutti e dodici riguardano dispositivi prodotti in serie, già in vendita e nelle mani dei clienti. Non si tratta di prototipi, esemplari forniti ai recensori o unità di prova.
I test condotti prima del lancio non riescono a individuare tutti i guasti rari. Supponiamo che un guasto riguardi un esemplare su 10.000, cioè lo 0,01%. Se il test lo individua sempre, controllando 10.000 esemplari scelti a caso la probabilità di trovarne almeno uno guasto è circa del 63%; con 30.000 esemplari, sale a circa il 95%. Se vengono venduti dieci milioni di esemplari, quel guasto riguarda comunque 1.000 dispositivi. Sono calcoli, non dati reali sul tasso di guasti di un produttore. Nel documento del 2024 sulla durata dei prodotti, Apple dichiara di testare ogni anno decine di migliaia di prototipi di dispositivi. Il dato riguarda l’intera azienda: il documento non specifica quanti prototipi vengano testati per ciascun modello.
Per valutare quanto un guasto iniziale conti per il tuo acquisto, devi distinguere due aspetti facili da confondere: da quanto tempo il modello è in commercio e quanto è stato usato l’esemplare.
Il tempo trascorso dal lancio indica quanto un modello sia collaudato. Più a lungo il modello resta in vendita, più è probabile che se ne conoscano i guasti e che il progetto o la produzione siano stati modificati. Ogni marchio presenta i nuovi modelli secondo un proprio ciclo di lancio.
Il tempo di utilizzo indica invece quanto è stato usato e quanto si è usurato il singolo esemplare.
Un esemplare di un modello uscito due anni fa può essere quasi inutilizzato, mentre uno di un modello recente, restituito da un cliente, può essere stato usato intensamente. Un esemplare di un modello collaudato, quindi, non è necessariamente usurato; su uno in uso da tempo non è detto che il guasto iniziale sia stato risolto.
I dodici casi che seguono sono esempi scelti tra problemi documentati pubblicamente, non un campione rappresentativo di tutti i prodotti elettronici. Per descriverli ci atteniamo a quanto riportato dai produttori o dalle autorità competenti. I tempi indicati misurano l’intervallo tra il lancio e le prime informazioni pubbliche sul problema: non dicono dopo quanto tempo si sia guastato ciascun esemplare coinvolto.
Alcune correzioni si possono verificare in pochi minuti: basta controllare la revisione di un hub per ventole oppure confrontare il numero di unità di rendering di una scheda con le specifiche. Altre sono più difficili da valutare. Una breve ispezione non permette di stabilire in modo affidabile quante sollecitazioni ripetute abbiano subito il gruppo schermo, una fascetta di plastica o il display di un pieghevole.
Più del tipo di prodotto o della descrizione del venditore, conta poter verificare che il guasto sia stato risolto.
Un cavo all’interno di un prodotto finito costa poco. Per sostituirlo, però, bisogna ispezionare il prodotto, aprirlo, montare un nuovo gruppo, richiuderlo e testarlo di nuovo. Il costo del materiale del cavo è solo una delle voci di spesa.
Quando un prodotto arriva sul mercato con un guasto, i costi si sommano. Ai ricambi si aggiunge il lavoro necessario per aprire, riparare, calibrare e testare il prodotto. La logistica comprende il ritiro, l’imballaggio, il trasporto e il magazzinaggio del prodotto reso, oltre alla nuova spedizione. Gli ingegneri impiegano tempo per individuare la causa del guasto e cambiare fornitore o modificare un’attrezzatura di produzione. Alcuni materiali non possono essere riutilizzati in sicurezza. Si aggiungono i costi dell’assistenza e degli indennizzi, oltre ai margini persi durante la sospensione delle vendite. Ogni ricambio nuovo richiede inoltre ulteriore estrazione e lavorazione di materie prime.
Un esempio numerico chiarisce l’ordine di grandezza. Sono costi ipotetici in dollari statunitensi, non dati ricavati dai bilanci di un’azienda. Una piccola riparazione hardware costa 3 dollari in ricambi, 17,50 dollari per assistenza e test e 25 dollari per la logistica: in tutto, 45,50 dollari per esemplare. I ricambi incidono solo per il 7% circa sul totale. Se il costo per esemplare è compreso tra 26 e 65 dollari, il conto per 10.000 dispositivi è compreso all’incirca tra 0,26 e 0,65 milioni di dollari, prima di aggiungere le spese tecniche e gli indennizzi.
Con le stesse ipotesi, sostituire un modulo, una scheda complessa o l’intero prodotto costa da circa 65 a 1.010 dollari per esemplare. Quanto del prodotto originale resta utilizzabile dipende da quanto è facile raggiungere e riparare il componente guasto e dalle dimensioni del gruppo da sostituire.
Per confronto, nel 2023 Counterpoint Research ha stimato in circa 464 dollari il costo dei componenti di un iPhone 14 Pro Max da 128 GB, sulla base di uno smontaggio. La stima è indipendente ed esclude assemblaggio, spedizione, sviluppo e profitto; non dice nulla sul costo di un’eventuale riparazione.
Avvisi pubblici e documenti societari offrono alcune cifre concrete su tre casi: due guasti già descritti e un caso aggiuntivo, quello del drone GoPro Karma. Ognuna, però, va letta tenendo presenti i suoi limiti.
Stampanti Bambu Lab A1: Nell’avviso pubblicato nel giugno 2024, la Consumer Product Safety Commission statunitense indicava circa 12.800 stampanti vendute negli Stati Uniti a prezzi tra 400 e 560 dollari. I proprietari potevano chiedere un rimborso oppure far sostituire il piano riscaldato e il relativo cavo. Il produttore dichiara un peso di 8,3 kg per stampante: nel complesso, gli esemplari interessati pesano circa 106 tonnellate. Avevano bisogno di una riparazione, ma il loro peso totale non misura i rifiuti prodotti. Se tutti i proprietari avessero scelto il rimborso ai prezzi indicati, il totale sarebbe stato compreso tra 5,12 e 7,17 milioni di dollari. È un’ipotesi estrema, non una spesa effettivamente sostenuta.
Schede madri ASUS ROG Maximus Z690 Hero: L’avviso di richiamo pubblicato riguardava circa 10.000 schede, indicate a circa 600 dollari l’una. Secondo l’avviso, un condensatore montato al contrario poteva provocare surriscaldamento o fusione. A quel prezzo, il valore complessivo delle schede al dettaglio sarebbe di circa 6 milioni di dollari. Non è né il loro costo di produzione né quello del richiamo.
Drone GoPro Karma: Nel bilancio annuale del 2017, GoPro dichiarò che gli oneri relativi alle scorte e agli ordini di acquisto di Karma e dei suoi accessori avevano ridotto il margine lordo di 180 punti base, pari a 1,8 punti percentuali. Rapportata a ricavi di circa 1,18 miliardi di dollari, questa riduzione corrisponde a circa 21 milioni di dollari di utile lordo perso. La cifra dà un’idea della portata economica del programma Karma. Non rappresenta il costo del richiamo del novembre 2016 né il totale dei rimborsi, e non indica quanto materiale sia stato distrutto.
Non esiste una raccolta pubblica di dati che, per tutti e dodici i casi, indichi il costo finale, che cosa sia successo ai materiali e quanti resi siano stati completati. Sommare i prezzi dei prodotti o il numero degli esemplari interessati darebbe soltanto un’illusione di precisione.
Alcuni guasti causano sprechi ancor prima che un dispositivo arrivi al cliente. La resa indica ai produttori la quota di esemplari che supera le fasi di produzione. La resa al primo passaggio misura la quota di esemplari che supera una fase senza rilavorazioni; dopo una rilavorazione riuscita, la resa finale può essere più alta. Nessuna delle due misura il tasso di guasti dopo la vendita.
Per capire quanto conta la resa, facciamo un calcolo. Ipotizziamo che ogni tentativo di produzione costi 500 dollari, che gli esemplari non conformi non valgano nulla e che l’obiettivo sia ottenere 100.000 prodotti conformi. Con una resa finale del 98% servono circa 102.041 tentativi. Ogni prodotto conforme costa così 510,20 dollari, con circa 1,02 milioni di dollari di costi aggiuntivi complessivi. Con una resa del 95%, il costo per prodotto sale a 526,32 dollari e i costi aggiuntivi totali a 2,63 milioni di dollari. Al 90% si spendono 555,56 dollari per prodotto, con 5,56 milioni di dollari di costi aggiuntivi complessivi. Sono scenari matematici, non rese misurate per i prodotti citati.
Con il susseguirsi delle fasi di produzione diminuisce la quota di esemplari che le supera tutte senza rilavorazioni. Se il 98% supera ciascuna di quattro fasi, circa il 92,2% le supera tutte senza rilavorazioni. Per il restante 7,8% bisogna decidere se rilavorare o scartare gli esemplari: non diventano automaticamente rifiuti. Un controllo finale rigoroso, inoltre, fa salire il numero di esemplari registrati come respinti, pur migliorando la qualità di quelli venduti. Un numero elevato di prodotti respinti, da solo, non dice nulla sui guasti che si verificano dopo la vendita.
I bilanci mostrano i costi, non il peso dei materiali scartati. Nel bilancio annuale del 2025, Intel ha dichiarato che gli accantonamenti sulle scorte superavano di 878 milioni di dollari quelli del 2024, soprattutto per oneri legati ai prodotti realizzati nelle prime fasi dell’aumento dei volumi di produzione con il processo Intel 18A. Nelle fasi iniziali, produrre può costare più di quanto fruttino i prodotti ottenuti; quel dato, però, non indica quanto materiale sia stato scartato.
Per chi ricondiziona, i conti non cambiano: 1.000 dispositivi restituiti non corrispondono automaticamente a 1.000 dispositivi vendibili.
Gran parte dell’impatto climatico di uno smartphone si genera prima ancora che tu lo accenda. Secondo il rapporto ambientale di Apple del 2024, l’iPhone 16 da 128 GB ha un impatto climatico stimato di 56 kg CO₂e nell’intero ciclo di vita, attribuito per circa l’80% alla produzione. In base al modello di calcolo utilizzato, la produzione di quella specifica configurazione incide per circa 45 kg CO₂e: questa stima non rappresenta l’impatto climatico di un telefono ricondizionato e non vale per tutti gli smartphone.
Il peso di un componente non ne misura l’impatto ambientale. Uno studio sul ciclo di vita degli smartphone coordinato dal Centro comune di ricerca della Commissione europea attribuisce a schede elettroniche, gruppi del display e chip circa il 75% dell’impatto climatico dovuto ai materiali nel modello di smartphone esaminato. È una quota dell’impatto, non del peso.
In una riparazione conta più ciò che si conserva del peso dei pezzi rimossi. Sostituire un prodotto per intero significa ripetere tutto il lavoro necessario a fabbricarlo; cambiare un componente accessibile permette invece di conservare il resto, anche se quello rimosso viene poi riciclato. Prendiamo le 12.800 stampanti richiamate. Se il 60%, cioè 7.680 stampanti, avesse bisogno di una riparazione e ogni gruppo sostitutivo pesasse 1 kg, servirebbero circa 7,7 tonnellate di gruppi nuovi. Sostituire integralmente le stesse stampanti richiederebbe invece circa 63,7 tonnellate di stampanti nuove. Sono due cifre basate su ipotesi. La differenza, circa 56 tonnellate, mostra quanto diminuisce il peso delle nuove attrezzature necessarie conservando il resto di ogni stampante; non misura le emissioni di carbonio.
Il ricondizionamento non può annullare il consumo di risorse già causato da un lancio segnato da guasti: rimette però in uso ciò che resta del prodotto. Se evita anche di doverne produrre uno nuovo in futuro, questo è un beneficio distinto.
I guasti al lancio sono solo una parte del problema dei rifiuti elettronici. Secondo il Global E-waste Monitor 2024, nel 2022 sono stati prodotti 62 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici; il 22,3% risulta formalmente raccolto e riciclato. Il rapporto non indica quanti di questi rifiuti derivino da guasti al lancio. Il riciclo recupera parte dei materiali; il riutilizzo conserva anche la scheda elettronica e il lavoro già impiegato per produrla. Se vuoi approfondire, trovi due articoli: uno sulle lacune del riciclo dei rifiuti elettronici in Europa e uno sulle emissioni generate nelle diverse fasi della filiera di uno smartphone.
Può proteggerti in quattro modi, con livelli di protezione diversi. Solo i primi due, però, riguardano direttamente un guasto specifico.
Una correzione documentata: l’esemplare è stato dotato della versione corretta della scheda, del cavo o della scocca, oppure ha ricevuto un altro intervento correttivo. È la protezione più solida, purché l’intervento sia efficace.
Un test mirato al guasto: un controllo rileva il problema e indirizza l’esemplare alla riparazione. Nvidia, per esempio, indica di contare le unità di rendering e confrontare il totale con quello previsto dalle specifiche per verificare se ne mancano.
Un modello collaudato: quando un modello è in commercio da tempo, gli avvisi e le comunicazioni di assistenza sono pubblici; potresti anche riuscire a verificare se siano state introdotte correzioni nella produzione. Il vantaggio vale anche per gli esemplari nuovi dello stesso modello. Il Galaxy Fold originale di Samsung mostra perché vale la pena aspettare una revisione verificata: i guasti dell’aprile 2019 riguardarono gli esemplari affidati alla stampa prima dell’uscita nei negozi; nella versione riprogettata cambiarono la protezione del display e la struttura attorno alla cerniera. Quei guasti iniziali, però, non indicano con quale frequenza i pieghevoli si guastino più avanti nella loro vita utile.
L’uso precedente che fa emergere i guasti iniziali: alcuni guasti si manifestano nel primo periodo di utilizzo; gli esemplari che continuano a funzionare, però, si usurano e non se ne conosce la storia d’uso. Il manuale sull’affidabilità del NIST usa la cosiddetta «curva a vasca da bagno» per descrivere i guasti iniziali, la vita utile e i guasti dovuti all’usura. La curva aiuta a capire perché questa selezione possa funzionare, ma non dimostra che ogni prodotto la segua né permette di collocare un singolo esemplare in un suo punto preciso.
Un esemplare che ha ricevuto la correzione ed è stato sottoposto ai test pertinenti può dunque avere meno probabilità di subire uno specifico guasto noto emerso poco dopo il lancio rispetto a uno non corretto. Questo non significa che il suo rischio complessivo di guasto sia inferiore a quello di un dispositivo nuovo equivalente che abbia ricevuto la stessa correzione. Né esistono studi che dimostrino che i ricondizionati siano più affidabili in ogni caso. Nei programmi di ricondizionamento certificato dei produttori figurano test funzionali, ricambi originali dove necessari e una garanzia limitata. È quanto dichiarano di offrire, non un tasso di guasti misurato.
Un test superato è un’informazione utile, ma ti dice meno di quanto pensi. Immagina che un guasto specifico riguardi il 5% dei dispositivi in arrivo e che il test non scarti mai quelli che ne sono privi. Se non rileva nessun dispositivo guasto, il problema resta nel 5,00% di quelli che superano il test. Se ne rileva la metà, la quota tra i dispositivi che lo superano scende al 2,56%; se ne rileva il 90%, allo 0,52%; se ne rileva il 99%, allo 0,053%. Sono esempi illustrativi, non percentuali misurate sui prodotti ricondizionati: riguardano un solo guasto subito dopo il controllo, non tutti i guasti che potrebbero verificarsi in seguito.
Per un guasto specifico, la dicitura «completamente testato» ha valore solo se il test è in grado di rilevarlo. Un controllo del display può individuare pixel difettosi, ma non prevedere se lo schermo si creperà negli anni. Un test di accensione non permette di verificare se il numero di unità di rendering corrisponde alle specifiche, se l’unità di archiviazione resta stabile sotto carico prolungato o se un cavo interno importante per la sicurezza è in buone condizioni.
Restano dei limiti anche quando il dispositivo supera un test ben progettato. Secondo uno studio di Hazelwood e Pecht pubblicato nel 2021 su IEEE Access, la storia d’uso di un dispositivo può essere sconosciuta e i suoi componenti possono aver subito sollecitazioni nel tempo. Gli autori sottolineano inoltre che i controlli con esito positivo o negativo svolti durante il ricondizionamento non sono esaustivi. Sostituire la batteria non cancella gli anni di utilizzo di saldature, connettori, display e chip. La riparazione, a sua volta, va verificata: sono stati usati i ricambi giusti e il lavoro è stato eseguito correttamente? Il dispositivo è stato calibrato, sigillato e controllato al termine dell’intervento?
Il grado estetico non risponde a queste domande: descrive l’aspetto esterno, ma non dice se sia stato eseguito l’intervento previsto da un richiamo né quanta usura ci sia all’interno. La pagina sui gradi estetici spiega che cosa comprende ciascuno.
Per un guasto legato alla sicurezza, è indispensabile documentare l’avvenuta correzione: un normale test funzionale non può sostituirla. Se un prodotto restituito non ha ancora ricevuto l’intervento previsto da un richiamo, deve essere sottoposto a quell’intervento, non rimesso in vendita.
Gran parte dei dati disponibili viene da quattro studi, ciascuno con i propri limiti.
ADEME: L’agenzia francese per l’ambiente ha confrontato i prodotti ricondizionati con equivalenti nuovi, calcolandone gli impatti ambientali per ogni anno d’uso. Per gli smartphone ricondizionati ha rilevato impatti inferiori del 64–87%; per i tablet, del 46–80%; per i portatili e i computer desktop, del 43–97%. Questi intervalli riguardano diversi tipi di impatto ambientale, in condizioni di calcolo differenti, ed escludono le radiazioni ionizzanti. Non indicano percentuali di riduzione dell’impatto climatico applicabili ovunque. In un documento del 2022, ADEME stima anche i risparmi per ogni anno d’uso di un dispositivo ricondizionato. Per uno smartphone, ADEME stima circa 76,9 kg di materie prime estratte in meno e una riduzione dell’impatto climatico di circa 24,6 kg CO₂e; per un tablet, circa 80 kg di materie prime estratte in meno e una riduzione dell’impatto climatico di circa 20 kg CO₂e. Per un portatile, si stimano circa 127 kg di materie prime estratte in meno e una riduzione dell’impatto climatico di circa 27 kg CO₂e. Sono risparmi stimati per le fasi che precedono l’utilizzo, non misure del peso dei dispositivi.
Fraunhofer Austria: Uno studio del 2023 commissionato da refurbed ha stimato l’impatto climatico dell’iPhone 11 in circa 72 kg CO₂ per un esemplare nuovo e circa 15,7 kg per uno ricondizionato: all’incirca il 78% in meno. Il risultato deriva da un modello di calcolo, non dalla verifica di una specifica inserzione o di un acquisto.
Centro comune di ricerca: Uno studio sul ciclo di vita coordinato dal Centro comune di ricerca della Commissione europea ha calcolato che, negli scenari europei esaminati, tenere uno smartphone per tre anni anziché due ne riduce l’impatto climatico del 23–30%. Il beneficio era massimo quando ogni dispositivo riutilizzato sostituiva un dispositivo nuovo.
Studio del gennaio 2026 pubblicato su Communications Earth & Environment: Basandosi su un’indagine condotta negli Stati Uniti, i ricercatori hanno stimato che ogni smartphone di seconda mano venduto sostituisca in media 0,40 vendite di dispositivi nuovi. Secondo le loro stime, acquistare e usare gli smartphone in modo da mantenerli più a lungo in circolazione comporta un impatto climatico annuo inferiore del 34%. Tempi di utilizzo più brevi annullavano quasi metà del beneficio potenziale. Sono stime relative agli smartphone di seconda mano negli Stati Uniti, non valori validi ovunque.
Una rassegna di quindici studi pubblicata nel 2026 sul Journal of Remanufacturing ha rilevato benefici ambientali considerevoli. Gli studi, però, non consideravano tutti le stesse fasi del ciclo di vita dei dispositivi: sette escludevano l’impatto dell’uso. refurbed spiega il proprio approccio nella pagina dedicata alla sostenibilità.
Acquistare un ricondizionato evita l’impatto della produzione di un dispositivo nuovo solo se prende il posto di un acquisto nuovo. Non tutti, però, avrebbero comprato un prodotto nuovo: in media, un acquisto ricondizionato non ne sostituisce uno nuovo per intero. Facciamo un esempio con cifre tonde: produrre e consegnare un dispositivo nuovo comporta 100 kg CO₂e di emissioni, ricondizionarne uno 10 kg CO₂e. Durante l’uso, l’impatto dei due dispositivi è identico. Se il ricondizionato sostituisce un acquisto nuovo, si evitano 90 kg CO₂e. Se in media ogni due acquisti ricondizionati ne sostituiscono uno nuovo, se ne evitano 40 kg CO₂e per dispositivo ricondizionato. Con una quota di sostituzione di 0,4, le emissioni evitate scendono a 30 kg CO₂e; con 0,2, a 10 kg CO₂e; con 0,1, si azzerano. Se non viene sostituito alcun acquisto nuovo, si aggiungono 10 kg CO₂e.
Il dato 0,4 proviene da una stima statunitense del 2026 sui telefoni di seconda mano. Nell’esempio è solo una delle possibili quote di sostituzione, non una regola valida per ogni prodotto.
Anche il tempo per cui usi un dispositivo può incidere sul risultato quanto il fatto che il ricondizionato sostituisca o meno un acquisto nuovo. Se un dispositivo nuovo ha un impatto ambientale complessivo di 100 unità nell’arco di quattro anni, la media è di 25 unità all’anno. Per un ricondizionato con un impatto complessivo di 20 unità, la media è di circa 6,7 unità all’anno se lo usi per tre anni, di 20 se lo usi per un anno e di 40 se lo usi per sei mesi. Per scendere sotto le 25 unità all’anno del dispositivo nuovo, il ricondizionato deve durare più di circa 0,8 anni. Il confronto non tiene conto delle eventuali differenze nell’impatto ambientale durante l’uso dei due dispositivi.
ADEME avverte che un portatile ricondizionato può avere un impatto ambientale maggiore di un dispositivo nuovo usato per cinque anni se il ricondizionamento richiede interventi estesi per sostituire schermo, RAM e unità di archiviazione con componenti nuovi, ma prolunga la vita del portatile solo per poco tempo.
Per i dispositivi che consumano molta energia conta anche l’elettricità necessaria a farli funzionare. Se un computer, una scheda grafica o una stampante assorbe 40 W in più per 3.000 ore, consuma altri 120 kWh. A 0,05 kg CO₂e per kWh, le emissioni aggiuntive sono 6 kg CO₂e; a 0,40 kg CO₂e per kWh, 48 kg CO₂e; a 0,80 kg CO₂e per kWh, 96 kg CO₂e. Le emissioni associate all’elettricità variano da paese a paese: questi calcoli non si riferiscono a una località specifica.
Il beneficio può svanire in altre due situazioni. Comprare un ricondizionato da tenere come riserva perché costa poco comporta un impatto ambientale aggiuntivo, ma contribuisce ben poco a evitare la produzione di un dispositivo nuovo. Un dispositivo lasciato in un cassetto, invece, non viene mai usato. Se quello che possiedi svolge ancora il suo compito, continuare a usarlo è la scelta con l’impatto minore. Il vantaggio ambientale è maggiore quando un ricondizionato sostituisce un acquisto nuovo e resta in uso per anni.
Confronta un ricondizionato con un dispositivo nuovo oggi in vendita che svolga lo stesso compito. Prendi a riferimento i prezzi di oggi, non il prezzo di lancio del dispositivo nuovo. Per calcolare quanto ti costa possederlo, parti dal prezzo d’acquisto e aggiungi le spese per batteria, componenti, riparazioni ed energia. Considera anche il costo dei periodi in cui non puoi usarlo e il tempo necessario per risolvere i problemi. Infine, sottrai quanto ricavi rivendendolo.
Facciamo i conti su quattro anni, con cifre tonde e un dispositivo nuovo equivalente che costa 100.
Dispositivo nuovo: Paghi 100 per acquistarlo e 3 per le riparazioni; i periodi in cui non puoi usarlo ti costano 2. Quando lo rivendi ricavi 20: il costo totale è 85.
Ricondizionato a condizioni favorevoli: Paghi 60 per acquistarlo, 5 per batteria o componenti e 5 per riparazioni; i periodi di inutilizzo costano 3. Alla rivendita ricavi 10: il costo totale è 63, circa il 26% in meno rispetto al nuovo.
Scenario intermedio: Paghi 70 per acquistarlo, 8 per batteria o componenti e 5 per riparazioni; i periodi di inutilizzo costano 3. Alla rivendita ricavi 10: il costo totale è 76, circa l’11% in meno rispetto al nuovo.
Ricondizionato a condizioni meno favorevoli: Paghi 85 per acquistarlo, 8 per batteria o componenti e 7 per riparazioni; i periodi di inutilizzo costano 4. Alla rivendita ricavi 10: il costo totale è 94, circa l’11% in più rispetto al nuovo.
Un prezzo d’acquisto inferiore del 30% può tradursi in un risparmio complessivo di appena l’11% circa; con uno sconto minore, il risparmio può sparire del tutto. Sono esempi, non sconti, frequenze di riparazione o valori di rivendita osservati.
Più che una percentuale fissa di sconto, ti serve sapere quanto puoi pagare per il ricondizionato senza superare il costo del nuovo. Nello scenario intermedio metti in conto 8 per batteria o componenti, 5 per riparazioni e 3 per i periodi di inutilizzo. Sottraendo i 10 che ricavi alla rivendita, le spese oltre al prezzo d’acquisto ammontano a 6 unità. Per pareggiare il costo del nuovo, puoi spendere al massimo 85 meno 6, cioè 79, per il ricondizionato. Se lo paghi 70, risparmi 9 unità. Se per energia, riparazioni o periodi di inutilizzo devi spendere altre 10 unità, la cifra massima scende a 69. Se il ricondizionato dura tre anni anziché quattro, il suo costo totale di 76 equivale a circa 25,3 all’anno; il costo di 85 del dispositivo nuovo, distribuito su quattro anni, equivale a circa 21,3 all’anno.
I prezzi reali delle riparazioni mostrano quanto in fretta possa sparire uno sconto. In una valutazione d’impatto del 2023, la Commissione europea ha esaminato un campione dei prezzi richiesti dai produttori originali per riparare gli smartphone. Ha rilevato che sostituire una batteria costava circa il 14% del prezzo medio di un telefono nuovo e sostituire un display circa il 42%. Se risparmi il 30% all’acquisto ma paghi di tasca tua la sostituzione della batteria, il risparmio scende a circa il 16% del prezzo del dispositivo nuovo. Se invece paghi per sostituire il display, spendi circa il 12% in più rispetto al prezzo del nuovo. Queste cifre escludono il valore di rivendita, la copertura e i costi di utilizzo.
La garanzia mette a carico del venditore determinate spese se qualcosa va storto, ma non riduce la frequenza dei guasti hardware. La possibilità di sostituire la batteria, la disponibilità dei ricambi e un supporto software di lunga durata contribuiscono a determinare per quanto tempo il dispositivo resta utile.
Per valutare un acquisto con criterio non bastano l’aspetto curato e un pulsante di accensione funzionante. Questi sono i criteri che proponiamo, non una lista di controlli adottata da tutte le certificazioni. Il venditore dovrebbe essere in grado di fornirti le informazioni che seguono.
La regola è semplice: acquista se il guasto noto è stato risolto, le funzioni essenziali sono state verificate, la vita utile residua è sufficiente e il costo complessivo continua a convenirti. Anche una lunga lista serve a poco se i controlli non sono pertinenti o vengono eseguiti male.
Le verifiche più importanti cambiano a seconda del prodotto.
L’usura estetica e il funzionamento sono due questioni distinte. Accettare qualche segno d’uso può farti spendere meno e tenere in uso più a lungo il dispositivo, evitando di scartare i materiali di cui è fatto, se è stato sottoposto agli stessi controlli e offre le stesse condizioni di sicurezza e la stessa copertura di uno senza segni visibili. Il grado estetico riguarda soltanto l’aspetto.
Su refurbed, i professionisti del ricondizionamento testano ogni dispositivo prima della vendita. Puoi leggere come funzionano i test e quali aspetti vengono verificati.
Il consiglio è semplice: scegli un modello collaudato i cui guasti noti siano stati risolti, acquista un esemplare tracciabile con controlli pertinenti e tutele concrete, metti in conto il costo della batteria e delle eventuali riparazioni e usalo abbastanza a lungo da sfruttare quanto è già stato investito nella sua produzione.
I dispositivi ricondizionati sono più affidabili di quelli nuovi?
In generale, no. Un esemplare in cui è stato risolto un guasto iniziale e che è stato sottoposto a un test mirato può avere meno probabilità di presentarlo. Nessuno studio dimostra che i ricondizionati siano più affidabili nel complesso, e l’uso precedente comporta usura. Controlla quali test sono stati eseguiti su ciascun esemplare.
Conviene aspettare prima di comprare un modello appena uscito?
Spesso sì. Nei dodici casi documentati, si è saputo del guasto tra circa due settimane e quattro mesi dopo il lancio; le correzioni sono arrivate in seguito. Un esemplare di un modello collaudato, con il guasto già risolto, è una scelta più sicura. Il ciclo di lancio indica quando arriva il modello successivo di ciascun marchio.
Acquistare un ricondizionato riduce le emissioni di carbonio?
Sì, se lo acquisti al posto di un dispositivo nuovo e lo usi per anni. L’agenzia francese ADEME ha rilevato che, per anno di utilizzo, gli impatti ambientali degli smartphone ricondizionati erano inferiori del 64–87% a quelli dei nuovi. Se lo compri come dispositivo di riserva o lo usi per poco tempo, il risparmio si riduce.
Che cosa è stato controllato su un ricondizionato «testato»?
Solo ciò che il test è pensato per verificare. Chiedi quali funzioni sono state provate, se il dispositivo è stato sottoposto a un controllo mirato a individuare il guasto noto del modello o se è stata applicata la correzione e in quali condizioni si trova la batteria. Accenderlo non rivela un guasto che non si è ancora manifestato: confronta i controlli di qualità previsti per ciascuna offerta.
Un modello collaudato è un acquisto più sicuro se il guasto è stato risolto e puoi verificare l’esemplare che acquisti. Esplora gli smartphone ricondizionati e testati e scegline uno che intendi tenere.
refurbed mette in contatto chi acquista con venditori che danno una seconda vita a dispositivi elettronici funzionanti. Questo lavoro ha ottenuto il premio TRIGOS 2022 per l’imprenditoria responsabile nella categoria Social Innovation & Future Challenges e l’ESG Innovation Award ai Business & Finance ESG Awards 2023.
Ogni dispositivo è ricondizionato da esperti e ha una garanzia di almeno 12 mesi. Con i 30 giorni di prova gratuita hai tempo per fare le verifiche che contano sul dispositivo che ricevi.
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